23/02/2012
Così parlò Mario Monti: l'eurocompatibilità
Domenica, 23 Febbraio 1992
Il Magnifico Rettore in università gode fama di essere persona di grande rigore, ma anche cortese e a modo: pensate che un giorno, mentre con un mio amico uscivo in Via Sarfatti, si è fermato per tenerci la porta aperta, manco fossimo due belle ragazze, in un curioso rovesciamento dei ruoli.
E comunque Mario Monti, che ha da poco rifiutato l'invito di La Malfa a presentarsi alle prossime elezioni come candidato per il Parlamento sotto la bandiera del PRI, esterna poco, ma quando esterna riesce a fare passare tanti concetti con poche parole.
Ieri alla tavola rotonda organizzata sempre dai repubblicani, il professor Monti era insieme ad altri due economisti che mi piacciono molto, Paolo Savona e Luigi Spaventa ed è riuscito a sintetizzare in un termine - "eurocompatibilità", appunto - quello che il nostro Paese deve fare nei prossimi anni per diventare davvero un Paese moderno e per non essere cacciato dall'Europa unita.
Il Rettore ha sottolineato come, avendo l'Italia poco tempo per abbassare inflazione e ridurre deficit pubblico, c'è bisogno di:
- una politica di blocco della crescita delle retribuzioni
- una profonda revisione del sistema degli oneri sociali
- una nuova politica della concorrenza.
Quest'ultimo è il vero punto di svolta: anche Savona spiegava che circa il 70% delle imprese Italiane non è esposto alle regole della concorrenza e vive di protezione e potere politico, avendo anche la leva dell'occupazione.
Ciò è semplicemente incompatibile con lo stare in un mercato comune nei prossimi anni e col tenere a galla la competitività della nostra economia.
Tale insieme di condizioni il Magnifico Rettore l'ha chiamato "eurocompatibilità": in or out, competere o scegliere il declino.
PS: ma perché si usa questo termine "magnifico"... da capire... dai, se lo becco ancora glielo chiedo mentre mi tiene aperta la porta ;-)
Video del giorno: il simpaticissimo David Lee Roth, A Lil' Ain't Enough
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18/02/2012
Cose incredibili o quasi: politici arrestati ed Europa finalmente unita
Martedi, 18/02/1992
Riemergo oggi dalla caterva di libri che mi ha sommerso negli ultimi tempi, impiegati fruttuosamente a recuperare qualche esamuccio.
Mi sono preso la libertà di passare il giorno a casa ad oziare e leggere qualche giornale. Ieri al TG Regione mi aveva incuriosito una notizia che se fosse passata il primo di Aprile probabilmente mi
sarebbe parsa più congrua: è stato arrestato un politico, un tizio del PSI di nome Mario Chiesa, per una mazzetta di 7 milioni di lire, che avrebbe tentato di gettare nel cesso all'arrivo dei carabinieri (si sa, gli arresti hanno sempre un che di prosaico, uno non deve immaginarsi la musica di Wagner o gli acrobatici inseguimenti da film d'azione hollywoodiano. Anzi, di solito l'arrestato balbetta, piagnucola e mormora incoerenze, com'è umano che sia, non deve essere un bel vedere). Ne parlan tutti, pure il nuovo telegiornale su Canale 5 di Enrico Mentana.
OK, ragazzi, sarà anche un pesce piccolo questo Chiesa (che cosa faccia di preciso il presidente del Pio Albergo Trivulzio non è chiaro, ma di certo non si parla di un papavero del partito), ma mi fa impressione lo stesso che sia stato arrestato un esponente politico di un partito potente, a Milano soprattutto, come il PSI senza guardare in faccia a nessuno e dandolo in pasto ai giornali.
Forse che si sta rompendo il tacito patto di vivi e lascia vivere che per quarant'anni ha retto i rapporti tra magistratura e politica?
Secondo me la cosa sarebbe un gran bene: non c'è giornale che non sottolinei come la gente abbia voglia di più trasparenza, moralità nel gestire la cosa pubblica e non dovere finanziare in maniera così umiliante la politica, tant'è che si parla già di indagine Mani Pulite.
Certo, non mi aspetto di vedere un Craxi o un Andreotti alla sbarra, ma un minimo di riequilibrio tra i poteri, di ripristino dei più elementari checks and balances della democrazia non può che fare bene.
Artefice dell'arresto è il sostituto procuratore Antonio di Pietro, che ha firmato l'ordine di custodia cautelare: a quanto dice il Corriere, le indagini andavano avanti da più di un anno, segno che nell'aria c'era di più di qualche sospetto oltre alla classica litania del governo ladro.
Una giornata per capire qualcosa di più anche di questo benedetto Trattato di Maastricht firmato una decina di giorni fa, quando purtroppo stavo sciroppandomi il terzo tomo di Economia delle Aziende Industriali.
Lo chiamano anche Trattato sull'Unione Europea, visto che con questo trattato i paesi della Comunità hanno finalmente fissato i requisiti ed i parametri economici indispensabili per l'ingresso dei vari Stati aderenti nell'Unione (hey, Unione, neanche confederazione o comunità, proprio Unione!).
I principi alla base di Maastricht, mi sembra di capire, sono:
- una moneta comune ed una serie di economie armonizzate e maggiormente integrate (ma non ho capito quando il nostro rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe cadere sotto il 60%)
- una idea di difesa comune (e qui qualcuno ha fatto i conti senza l'oste... forse vuol dire comune ma sotto l'America, pardon la NATO).
- aumento delle prerogative del parlamento europeo, non più solo organo consultivo
Finalmente una buona notizia, che sembra spianare la strada verso un'Europa finalmente federale.
P.S.: qualcuno mi spieghi la prestigiosa location della cittadina olandese, che io conoscevo solo grazie alla non certo trascendentale squadra di calcio del MVV Maastricht, per una firma di importanza storica.
Video del giorno: non c'è gara, solo Nirvana
05:17 Scritto da: 20annifa (Webmaster) in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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11/02/2012
Pronto, chi vede?
Martedi, 11/02/1992
Caro diario, sì lo so, ti trascuro da mesi, ma non me ne volere.
L'anno scorso ho battuto un po' la fiacca e ora mi ritrovo questi esamucci da recuperare. Stamane ne avevo uno e tanto per non farmi mancare niente, ieri sera, mentre mi preparavo la cinquantesima pasta al tonno di fila, ho avuto la bella idea di tagliarmi la mano aprendo la scatoletta. E così il ripassino è stato sostituito dalla sala di attesa del pronto soccorso, ma va bene lo stesso, è andata.
Mentre ero in attesa, ho sfogliato un magazine di tecnologia che descriveva l'ultima meraviglia in tema
di elettronica di consumo sfornata dalla AT&T.
In pratica un telefono con uno schermo con cui si può vedere la persona con cui stai parlando.
Il VideoPhone 2500 di AT&T (come lo chiameranno in Italiano? Videofono? Videotelefono? Boh) è un aggeggio che sembra destinato a rivoluzionare il modo di comunicare di tutti noi.
Unica pecca: pare costi la bellezza di 1,500 dollari (è prevista anche una formula di noleggio a 30 dollari al giorno), cosa che probabilmente non lo rende proprio alla portata del popolino....
L'articolo diceva comunque che non solo la critica è favorevolmente impressionata: anche i mercati, il giorno della presentazione di questa meraviglia della tecnica, hanno premiato l'azione AT&T con un +1,4%.
Insomma, penso che dovrò aspettare ancora un bel po' di tempo per potermelo comprare...
Vabbè, fine della parentesi, torno sui tomi di Economia delle Aziende Industriali, mille pagine di morbidezza...
Video del giorno:
Siam sotto Sanremo, ma non mi andava di infierire: sotto con Wicked Game di Chris Isaak
09:00 Scritto da: 20annifa (Webmaster) in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: 1992, ventanni fa, 20 anni fa | OKNOtizie |
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